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4 febbraio: giornata mondiale della lotta contro i tumori

03 febbraio 2018

4 febbraio: giornata mondiale della lotta contro i tumori

Cancro del colon, fondamentale la colonscopia (che ora è anche “virtuale”)

 

Il dottor Sandro Andreoli, gastroenterologo, ci parla della colonscopia endoscopica, mentre il dottor Giuseppe Muner, radiologo responsabile del Servizio di Diagnostica per Immagini, spiega quando ricorrere alla “colonscopia virtuale”.

I dati parlano chiaro. Dopo la mammella, nella donna, e la prostata, nell’uomo, il cancro più diffuso tra entrambi i sessi è quello che colpisce il colon. 
Uno dei programmi di screening del Friuli Venezia Giulia, del resto, è orientato proprio a intercettare precocemente questa patologia, mediante la ricerca di sangue occulto nelle feci. 
In caso di riscontro positivo, il passo successivo è la colonscopia: condotta con tecnica endoscopica dal gastroenterologo, oppure in modo “virtuale”, utilizzando la TAC, dal radiologo. 


In entrambi i casi, si va alla ricerca di degenerazioni benigne oppure maligne, cercando di dare tutte le informazioni necessarie, per esempio, se occorrerà l’intervento del chirurgo: sede della lesione, caratteristiche, dimensioni… 


Dottor Andreoli, perché si ricorre alla colonscopia endoscopica? 
“Perché l’indagine consente allo specialista di osservare direttamente la conformazione interna e l’aspetto del colon, di prelevare campioni ove riscontrasse formazioni sospette e – soprattutto - di togliere sul momento eventuali polipi, che – anche se benigni - altro non sono, quasi sempre, che il punto di partenza del tumore maligno vero e proprio”. 
Le recenti tecniche hanno peraltro reso la colonscopia endoscopica non dolorosa… 
“Infatti, anche in questo settore ci sono stati progressi importanti. Le attuali tecniche di sedazione cosciente sopprimono sia gli stimoli dolorosi che l’ansia indotta dall’esame, con gran beneficio del paziente, che spesso non si accorge di quello che accade. Una nostra paziente addirittura reclamò sostenendo che non aveva sentito nulla, e che quindi l’endoscopia non le era stata effettuata. Per fortuna, c’erano i prelievi bioptici che confermavano molto concretamente l’avvenuta procedura! Però un reclamo del genere rappresenta una soddisfazione: sottoporsi a colonscopia senza accorgersi di nulla costituisce sicuramente un indicatore di qualità per l’operatore e la struttura!”


Dottor Muner, quando invece è più consigliata la cosiddetta “colonscopia virtuale”? 
“Nei casi in cui la colonscopia endoscopica non sia stata completa, come per esempio nei pazienti con molti diverticoli, con un intestino con passaggi tortuosi o con una riduzione di calibro dell’intestino che non consente il passaggio dell’endoscopio. La colonscopia virtuale trova anche indicazione nello studio della patologia diverticolare asintomatica e nella sorveglianza post-polipectomia. Ma possono esserci molti motivi per cui il medico può orientarsi sulla colonscopia virtuale. Si tratta di una innovazione che ha già avuto molto riscontro. Un’arma in più per combattere il tumore, sicuramente. 
Vi sono delle situazioni peraltro  in cui  non è indicata come per esempio nelle patologie infiammatorie in fase acuta e nelle polipectomie recenti. 


La colonscopia virtuale è affidabile come quella endoscopica, in quanto a diagnostica? 
“Sì, ormai la tecnologia fornisce soluzioni veramente molto efficaci per avere immagini precise e dettagliate. L’unico limite di questa procedura è dato dall’impossibilità di asportare direttamente gli eventuali polipi e ad effettuare biopsie di lesioni sospette. Per il resto, l’accuratezza dell’indagine è sovrapponibile all’esame condotto con l’endoscopio. 
La scelta della metodologia, come sempre, compete al medico, sulla base di una attenta valutazione delle condizioni del paziente e del quesito diagnostico, cioè del motivo per il quale si effettua l’esame.” 


Quanto sono sicure le colonscopie con endoscopio o “virtuali”? 
“Nessuna procedura medica è del tutto indenne da rischi – concludono il dottor Andreoli ed il dottor Muner -. L’importante è sottoporsi agli esami in organizzazioni che, come nel caso del Policlinico Città di Udine, dispongono delle strutture e del personale in grado di far fronte anche alle eventuali complicanze che però, per questa tipologia di esami, sono veramente minime, quasi sempre trattate in maniera conservativa, senza cioè ricorrere ad un intervento chirurgico. Se paragoniamo il rischio ipotetico derivante da una coloscopia con il beneficio che ne deriva (cioè una diagnosi che può davvero salvare la vita), davvero non c’è motivo per preoccuparsi”. 


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